E’ indubbiamente la donna più discussa della tv, l’amica quotidiana di molti italiani o il gatto nero da non incrociare sullo schermo per altrettanti cittadini catodici del Belpaese. L’anno televisivo che si è concluso ha dato forza più che mai alla sua immagine consacrando la sua forza di marchio capace con una sola apparizione fugace di garantire tetti di ascolto che non scendono mai sotto il 25%.
Matrix qualche mese fa ha dedicato un’intera puntata all’analisi di tale fenomeno mediatico ( e di marketing …si è calcolato che solo con i meccanismi di coda lunga creati con la multipiattaforma di prodotti di Amici la signora Mediaset genera un fatturato degno di una grande industria) provando a riflettere sui motivi di tanta acclamazione popolare dopo che il palco dell’Ariston le ha dato quel riconoscimento ufficiale che mancava ancora al suo ricco palmares ( solo per citare un dato…è da 13 anni che la corazzata C’è posta per te batte qualsiasi competitor Rai).
Partendo dall’analisi di base sviluppata dagli ospiti di Vinci tenterò di far emergere quelli che a mio avviso sono gli elementi preponderanti di quest’affezione costante del pubblico alla signora De Filippi facendo riferimento ai più recenti osservatori della comunicazione contemporanea.
1) immediatezza- trasparenza;
E’ l’aspetto chiave a mio parere della figura di Maria De Filippi. Lo spettatore che la ritrova ogni pomeriggio seduta sui gradini, priva di ogni orpello di abbigliamento e spoglia di convenevoli zuccherini ( di cui abbondano invece, fastidiosamente, i conduttori di Rai 1)ha la sensazione di confrontarsi con una persona comune, un’amica intelligente, che non manca mai all’appuntamento del caffè per tenerti compagnia.
Anche il meccanismo delle trasmissioni si adegua al tono immediato della conduttrice rendendo trasparenti i meccanismi: chi guarda è pienamente cosciente del fatto che le trasmissioni siano o meno registrate, vive insieme alla redazione e agli autori. Questi stessi compaiono spesso sullo schermo a interagire con Maria, a differenza della maggior parte degli altri programmi in cui il loro viso rimane celato al pubblico sviluppando una dimensione criptica che impedisce il senso di partecipazione e si allinea ai vecchi schemi dell’autorialità che per esempio il cinema postmoderno ha ben superato. Si ha la sensazione, o forse l’illsuione, con il continuo ricorrere alla democrazia popolare di contribuire alle evoluzioni del format e delle regole, il che favorisce l’immersione (la participatory culture, di cui parla Jenkins, è una caratteristica essenziale del consumo culturale contemporaneo) e il senso di autenticità e interattività (la svolta dell’interattività consentita dalle tecnologie all’avanguardia ha modificato il gusto dell’audience verso meccanismi in cui chi guarda deve poter scegliere, tra l’altro velocemente, e percepire il potere di determinare in qualche modo l’andamento del mondo esterno).
2) humanitas nella serialità;
Grazie alla varietà di vicende che la signora De Filippi fronteggia nelle sue tre trasmissioni il telespettatore ha il modo di vederla a tutto tondo, proprio come se fosse la vicina di casa con cui si condivide il balcone. Nella più vituperata delle sue creazioni, Uomini e donne, Maria appare nella sua dimensione di donna cercando di intervenire nelle futili diatribe il meno possibile per condensare il suo operato a pochi interventi incisivi che, da un lato, ricordano a tutti che si tratta di un programma a chiaro scopo ludico che solo potenzialmente può elevarsi ad agenzia matrimoniale ( più volte dalla sua bocca si è sentita l’espressione: questo è un gioco, la vita è altro), dall’altro, invitano sia ad evitare i falsi moralismi nei giudizi (pungenti i suoi rimbrotti ai perbenismi delle signore del pubblico) sia ad impedire all’abbondante schiera di arriviste ( e ciò non è mai celato dagli autori; di ogni partecipante sono svelati infatti con puntualità i trascorsi televisivi e le scappatelle nella vita reale contemporaneamente all’evoluzione dei corteggiamenti con i tronisti)che vi prendono parte di svendere la propria dignità ai fini di un successo effimero.
Ad Amici e C’è Posta per te invece appare la Maria madre e amica con i suoi pazienti tentativi di intercedere per mettere pace, con i suoi consigli ai giovani in difficoltà, con le sue lucide riflessioni, mai moraliste, sui comportamenti delle persone che si trova davanti. E’ una conduzione che non si preoccupa di ammettere i suoi limiti (la De Filippi ci tiene a rimanere conduttrice e mai diventa esperta o giurata, nonostante i successi discografici dei suoi allievi sono dovuti anche al suo fiuto nella scelta dei testi da affidare ai ragazzi) restituendo continuamente un’immagine spontanea, sempre decisamente sobria, non recando fastidio sebbene la sovrapposizione la sovraesponga per più ore in una stessa giornata.
Strategia comunicativa o neorealismo televisivo ( come suggerito con arguzia da Cesare Lanza pochi giorni fa)?Ai posteri l’ardua sentenza…
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“chi guarda è pienamente cosciente del fatto che le trasmissioni siano o meno registrate, vive insieme alla redazione e agli autori”
Su questo sono d’accordo;tra l’altro l’ascesa della Defilippi con i suoi,pur sempre opinabili,talk show(mi riferisco più a uomini e donne che ad amici)è coincisa con lo smascheramento di quei talk show alquanto taroccati,come quello della D’Eusanio(non mi ricordo se si scrive così o meno.
Mi fa ridere sentir parlare di neorealismo televisivo…Quando la Defilippi,che non è eterna,inizierà a perdere colpi e i riflettori saranno puntati su altri presentatori(anche i volti della tv girano)si cercherà comunque di qualificare in qualche modo più filosofico di neorealismo ciò che resta TV di bassa lega?Sbaglio o si tratta di un tipo di comunicazione per niente informativo e che bada solo alla facciata,a come essere fighi vestendosi nelle maniere più marcatamente appariscenti?
Ciao Cristian,ho detto la mia
Mi fa piacere caro Alessandro che tu riconosca almeno autenticità al De Filippi style. Per quanto riguarda la teoria del neorelismo ti rimando alla teoria portata avanti da Cesare Lanza con la sua Accademia di Tv. Il noto autore paragona lo sciuscià neorelista al tronista defilippiano facendo riferimento nella sua tesi ai similari effetti di ricezione che essi hanno scatenato. Del resto è l’eterna riflessione sul soggetto artistico, passami il paragone con l’arte di Caravaggio ritenuta sconveniente perché osava mostrare il deteriore della realtà ( è il primo che rappresenta un santo con i piedi sporchi)…Coincidenze? Io credo poco alle casualità nella vita.