Chi avrebbe mai scommesso che Francesco De Gregori un giorno calcasse un palcoscenico televisvo, per di più quello di un talent che non disdegna tutte le forme della vituperata neotelevisione? Per chi non ci credesse ancora ci sono i video a dimostrarlo. Solo un favore a Morgan, con cui ha duettato, per risollevare le sorti di un’edizione che va male sia in tv che nelle prime vendite?
Al di là di ogni dietrologia che poco alla fine interessa il passaggio è storico: cade un altro tabù contro la tv e ci apriamo finalmente come paese ad un clima culturale in cui il consumo non è per forza sinonimo di bassa qualità del prodotto. Resiste solo Guccini sulla torre antica, ma non escludiamo che prima o poi anche lui scenda nell’umile paese catodico democratizzando il suo profondissimo modo di vivere la musica.
Non c’è nulla di ammiccante nelle esibizioni e l’artista conserva tutto il suo spessore dimostrando di essere un marchio di garanzia per indubbie qualità autoriali. Il passaggio per lo schermo non inficia assolutamente la carriera e la dignità artistica. Anzi grazie al suo intervento la tv acquista nei suoi annali una bellissima parentesi: non si possono non commentare positivamente le esecuzioni di Vai in Africa Celestino e la chicca de Il suonatore Jones che ha il merito di far conoscere De Andrè a chi nella vita ha avuto meno possibilità di accesso a dei patrimoni che purtroppo (e non per fortuna!) rimangono di nicchia, quasi a garanzia della loro auraticità.
Il giorno in cui Guccini scriverà la sigla di Amici la rivoluzione culturale sarà completata.
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