Evidentemente la prima strigliata di Masi e Galimberti, sconcertati per il primo editoriale-arringa- sottomissione di Augusto Minzolini, non sono bastati. L’incauto direttore del Tg1 torna sulla scena del delitto e, per quanto fosse impossibile, rilascia affermazioni ancora più gravi puntando il dito esplicitamente contro un magistrato, quello di Palermo, reo di voler difendere la Costituzione dall’attacco dell’entourage di Berlusconi.
L’assist glielo fornisce la Petruni, anche lei facente parte della categoria protetta; il direttore che di augusto ha solo il nome, diventato il secondo avvocato del premier, quasi che non bastasse Ghedini ma va là, usa espressioni ed aggettivi assolutamente non neutrali, infischiandosene delle lamentele di faziosità piovutegli addosso, anche dalla sua redazione.
Si permette prima di dare con sdegno del sorprendente all’azione del magistrato Ingroia, poi di ribaltarne le osservazioni alludendo grossolanamente ai padri costituenti e alla possibilità di immunità prevista dalla Costituzione, dettando quasi un’agenda parlamentare quando invece il suo ruolo è tutt’altro.
Ci aspettiamo e auguriamo un’ennesima presa di distanza da parte dei giornalisti. Stavolta però gridino con sdegno di non voler sottomettersi alla peggiore linea editoriale di sempre della storia dell’informazione pubblica. Se Minzolini per pararsi riporta farsi altrui o adduce gli esempi di immunità degli altri paesi europei, si preoccupasse prima di aver consapevolezza come il suo modo di fare sia intollerabile in un sistema televisivo pubblico di un paese democratico.
Se soffre ad essere garante neutrale delle varie forze presenti nel paese che rassegni le dimissioni e torni nella testata che più lo rappresenta a poter esprimersi a suo piacimento. Il servizio pubblico non può consentire i suoi sfoghi allucinati e quell’assurdo attacco alla magistratura che è colonna portante della vita pubblica di uno Stato.
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